PNRR e Orientamento: sostegno, riconoscimento e valorizzazione

Che cos'è l'orientamento? La stesura del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ha portato a una revisione dell pratiche di orientamento per attuare un obiettivo specifico: fare dell'orientamento un percorso continuativo e costante in grado di promuovere e valorizzare lo sviluppo dell'individuo

opera d'arte astratta con il titolo "Dalla violenza contro le donne alla parità di genere". Agenda 2023, obiettivo 5
 
 
PNRR, la normativa 2023 e l'orientamento
Alla necessità di fare dell’orientamento un percorso continuo e continuativo le istituzioni ministeriali hanno risposto nella stesura del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), attraverso una revisione delle pratiche orientative.
In particolare, all'interno del paragrafo 4 delle Linee guida ministeriali viene dato risalto al valore formativo dell'orientamento:
 
  • "La persona necessita di continuo orientamento e ri-orientamento rispetto alle scelte formative, alle attività lavorative, alla vita sociale. I talenti e le eccellenze di ogni studente, quali che siano, se non costantemente riconosciute ed esercitate, non si sviluppano, compromettendo in questo modo anche il ruolo del merito personale nel successo formativo e professionale. L’orientamento costituisce perciò una responsabilità per tutti gli ordini e gradi di scuola, per i docenti, per le famiglie e i diversi attori istituzionali e sociali con i quali lo studente interagisce";
  • "L’attività didattica in ottica orientativa è organizzata a partire dalle esperienze degli studenti, con il superamento della sola dimensione trasmissiva delle conoscenze e con la valorizzazione della didattica laboratoriale, di tempi e spazi flessibili, e delle opportunità offerte dall’esercizio dell’autonomia";
  • "L’orientamento inizia, sin dalla scuola dell’infanzia e primaria, quale sostegno alla fiducia, all’autostima, all’impegno, alle motivazioni, al riconoscimento dei talenti e delle attitudini, favorendo anche il superamento delle difficoltà presenti nel processo di apprendimento”.
 
Per realizzare questo ambizioso obiettivo, il legislatore prevede alcuni interventi concreti, quali:
  • L'attivazione, nelle scuole secondarie di primo grado, a partire dall’anno scolastico 2023-2024, di moduli di orientamento formativo degli studenti di almeno 30 ore, anche extra curriculari, per anno scolastico, in tutte le classi.
  • L'attivazione, nelle scuole secondarie di secondo grado, a partire dall’anno scolastico 2023-2024 di moduli di orientamento formativo degli studenti, di almeno 30 ore, anche extra curricolari, per anno scolastico, nelle classi prime e seconde e di moduli curriculari di orientamento formativo degli studenti, di almeno 30 ore per anno scolastico, nelle classi terze, quarte e quinte.
 
Inoltre, l'introduzione di un ”E-Portfolio orientativo personale delle competenze”, permette di monitorare lo sviluppo e l'integrazione del percorso orientativo all'interno di quello didattico.
Si tratta di un documento digitale che “integra e completa in un quadro unitario il percorso scolastico, favorisce l’orientamento rispetto alle competenze progressivamente maturate […], accompagna lo studente e la famiglia nell’analisi dei percorsi formativi, nella discussione dei punti di forza e debolezza motivatamente riconosciuti da ogni studente nei vari insegnamenti, nell’organizzazione delle attività scolastiche e nelle esperienze significative vissute nel contesto sociale e territoriale”.
Tale documento è a disposizione di studenti, genitori e docenti, insieme a molti altri, all’interno della piattaforma digitale “Unica” (https://unica.istruzione.gov.it/), che, come recita l’homepage, riunisce “in un unico luogo tutti i servizi e le informazioni utili per la vita scolastica” e promuove “la partecipazione attiva degli studenti e delle loro famiglie alle iniziative messe in campo dalla scuola”.
Infine, per promuovere una migliore organizzazione e monitoraggio delle attività, viene istituita la figura del "docente tutor per l'orientamento".
Tale figura si occupa di:
  • aiutare ogni studente nell'elaborazione e nella revisione dell'E-Portfolio, comprendente il percorso di studi compiuti, lo sviluppo delle competenze, le riflessioni in chiave valutativa del percorso svolto;
  • sostenere le famiglie nei momenti di scelta dei percorsi formativi e delle prospettive professionali;
  • supportare studentesse e studenti nell'individuazione di un "capolavoro" cioè un'esperienza del percorso che espliciri le nuove competenze e consapevolezze acquisite.
 
In classe: la normativa calata nella realtà
Lungi dal circoscrivere la responsabilità della pratica orientativa alla figura del docente tutor per l'orientamento, la normativa prevede un ruolo centrale per le/i docenti coinvolti nel percorso formativo di studentesse e studenti.
Infatti, se il tutor si occuperà degli aspetti organizzativi, della proposta di particolari moduli di orientamento specifici (visita di laboratori scientifici, open day universitari o della secondaria di secondo grado, lezioni tenute da esperti, ecc.) e della gestione dell’e-portfolio dall’altra parte, la/il docente di classe dovrà occuparsi di quella che viene ora definita “didattica orientativa”. Per spiegare meglio di che cosa si tratta ricorriamo alla definizione presente nel glossario proposto dal corso di formazione “Orientamenti” sulla piattaforma “ScuolaFutura”, destinato agli/alle insegnanti che hanno accettato il ruolo di docente tutor: qui si parla di una “didattica che, nei contesti di istruzione, mette al centro il soggetto che apprende con modalità laboratoriale. La didattica orientativa è progettuale, orientata ad un prodotto, interdisciplinare, trasversale, operativa, realistica, portatrice di apprendimenti strategici e metacognitivi. Parte dai saperi e dalle competenze già in possesso dei soggetti e tende a valorizzarli e potenziarli, collegandosi fortemente alla vita quotidiana ed all'esperienza dei soggetti. La didattica orientativa persegue al contempo obiettivi di apprendimento disciplinari e obiettivi di apprendimento e motivazionali riguardanti il sé, la relazione con gli altri, con la realtà attuale e potenziale”.

Come realizzare questo compito delicato e complesso? Non certo mettendo da parte quanto fatto finora, ma emerge la necessità di aggiungere alcune nuove consapevolezze.
Ogni attività legata alla disciplina che implichi una riflessione dello studente su se stesso e sul mondo che lo circonda, un’analisi della propria posizione rispetto alla materia e alle ricadute di essa sul mondo reale e sul futuro dei singoli, è in sostanza didattica orientativa. Ogni insegnante dunque la dovrebbe svolgere facendo riferimento alla propria
disciplina e partendo dal presupposto del valore formativo della disciplina stessa: dovrebbe, in sostanza, limitarsi a rendere più esplicito tale valore formativo.
 
Alcuni esempi operativi
Proponiamo qui di seguito solo alcuni esempi concreti per dare un’idea più pratica di ciò che, cambiando la forma della didattica, si può ottenere, non solo ai fini dell’orientamento, ma anche della motivazione e del coinvolgimento attivo degli studenti.
  • Invece di assegnare semplicemente un libro di lettura domestica, si può proporre un’attività in cui gli studenti diventano attori della propria scelta e il docente si pone in un dialogo con loro, a partire dalla propria esperienza e con un atteggiamento non giudicante ma coinvolgente.
    Uno scenario pratico potrebbe riguardare la lettura ad alta voce degli incipit degli ultimi 20 libri di narrativa che ha letto (con una selezione funzionale dei titoli). I ragazzi, a gruppi, elimineranno quanti non rientrano nei propri gusti, finendo per stilare un podio dei titoli e per confrontarsi con gli altri gruppi, andando poi a ricavare la lettura assegnata.
  • In ambito scientifico, la costruzione e lo studio dei grafici è un'attività nella quale studenti e studentesse possono trovare uno strumento di espressione: la richiesta di rappresentare attraverso un grafico un aspetto particolare della vita della classe (materia preferita, gusti musicali, attività pomeridiane) può essere occasione per conoscere meglio se stessi e gli altri. Inoltre può essere anche uno spunto per approfondire la riflessione utilizzando il linguaggio della matematica come strumento di introspezione, con domande come “quale percentuale di te cambieresti?” o “in che cosa dai il 100%”?
  • Infine, nell’ambito di una attività tradizionale come l’analisi del testo l’insegnante di lettere ha sempre modo di inserire esercizi che chiamino in causa gli interessi e la percezione del mondo e di se stessi dei suoi studenti e studentesse: per esempio, una lettura come i racconti fantascientifici di Primo Levi può fornire lo spunto per discutere del rapporto tra scienza e letteratura, e per portare i ragazzi a prendere posizione in questa discussione esponendo il proprio punto di vista, magari attraverso la selezione e la analisi di un racconto nel quale si identificano più facilmente ed esponendo i motivi della scelta, per chiarire agli altri e prima ancora a se stessi da quale parte si schierano nella disputa umanistico/scientifica e, magari, per arrivare a comprendere che tale disputa è solo una sovrastruttura.