Approfondisci la letteratura di formazione

Crescere non è mai facile: per questo la letteratura ha dato alla luce un genere dedicato proprio al racconto del passaggio dall’infanzia all’età adulta: è la narrativa di formazione

Che cos’è la narrativa di formazione?

La narrativa di formazione racconta il percorso di crescita che un giovane personaggio intraprende – attraverso prove, sbagli, cadute ed esperienze – per guadagnare infine la solidità e la maturità necessarie per entrare nel mondo adulto e diventare un membro della società. Con la crescente complessità dei fattori sociali e grazie allo sviluppo dell’introspezione psicologica, la narrativa di formazione ha anche rappresentato l’emergere di un percorso deviato, che si rifiuta di compiersi perché vede nell’età adulta non più un traguardo ma una trappola, una dimensione in cui regnano l’ipocrisia e il compromesso.

 

Come nasce la narrativa di formazione? E come si è evoluto nel corso del tempo?

Le origini del genere

Narrazioni che si concentrano sulle peripezie di una persona giovane alle prese con la realtà fanno parte della letteratura fin da tempi molto antichi: rientra in questa categoria, ad esempio, la fiaba perché contribuisce a far crescere le nuove generazioni illustrando, attraverso personaggi fittizi molto spesso in giovane età – come Pollicino o Biancaneve – le difficoltà da affrontare e le doti necessarie per farlo. 

La nascita della narrativa di formazione vera e propria, tuttavia, si fa risalire alla fine del Settecento, quando l’individuo viene messo al centro dell’indagine. È in quest’epoca che si sviluppano scienze come l’antropologia e la psicologia e generi letterari come l’autobiografia, mentre lettrici e lettori cercano nei testi uno strumento di crescita personale, che favorisca lo sviluppo pieno e consapevole della propria personalità.

 

Il Bildungsroman

Nel 1820 il critico Johann Karl Simon Morgenstern (1770-1852) definisce con il termine tedesco Bildungsroman quelle opere incentrate sull’evoluzione di un personaggio giovane che, attraverso diverse esperienze, costruisce la sua identità. Secondo questa interpretazione, il romanzo di formazione avrebbe una data di nascita ben precisa: il 1796, data della pubblicazione del romanzo di Johann Wolfgang Goethe (1749-1832) Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister.

Gli elementi centrali del romanzo di formazione sono due: l’adolescente e il mondo. Nel romanzo di formazione delle origini, questi elementi interagiscono tra loro, in una narrazione in cui il giovane personaggio, dapprima avvolto dall’incoscienza che caratterizza la sua età, si scontra con il mondo circostante: egli sperimenta amicizia, amore, ricerca, prove e cadute, e ritrova alla fine sé stesso e il proprio posto nella società.

 

L'Ottocento e la formazione negativa

A partire dal XIX secolo, il romanzo di formazione registra i cambiamenti sociali dell’epoca, affiancando storie di crescita personale positiva e riuscita a narrazioni dall’esito diverso, formazioni incompiute, bloccate o negative. Le esperienze non maturano con l’ingresso in società, perché vengono messi in discussione proprio i caratteri dell’età adulta: il compromesso, l’ipocrisia, la falsità, la violenza. L’esito può essere quello di un blocco del percorso di formazione (si parla allora di Verbildungsroman, ovvero di “formazione negata”), ma anche quello di un rifiuto delle logiche della società e una deliberata autoesclusione dalle sue regole.
Un caso di formazione negativa o de-formazione è quello di Julien Sorel, protagonista de Il rosso e il nero (1830) di Stendhal (1783-1842): guidato dal suo desiderio di ascesa sociale, egli si compromette con l’ipocrisia e l’amoralità della società in cui vive, che si riveleranno fatali.
I romanzi dell’inglese Charles Dickens (1812-1870), come Oliver Twist (1838) e David Copperfield (1849), denunciano le storture della società inglese che impedisce, nega e corrompe la formazione dei protagonisti: questi ultimi, però, non si rispecchiano nei valori e nelle condotte proposte dagli adulti e scelgono quindi un personale percorso di formazione indipendente. La stessa attenzione alle difficoltà incontrate nel percorso dall’infanzia verso l’affermazione di una personalità autentica è presente negli Stati Uniti di Mark Twain (1835-1910), che in Huckelberry Finn (1884) racconta la fuga di un ragazzo dalla violenza degli adulti per costruirsi una vita a propria misura, basata su valori riconosciuti da sé stesso e non imposti da una società ritenuta aliena. In questo caso, il percorso di crescita è quello di una auto-formazione.

 

Il punto di vista femminile

I romanzi di formazione ottocenteschi con protagoniste femminili fanno emergere altri aspetti problematici della società del tempo, ovvero gli ostacoli e le minori possibilità di affermazione che compromettevano il percorso di formazione delle donne, che la società del tempo relegava a un ruolo subalterno, a prescindere dalla classe di appartenenza.
Tra gli esempi più rappresentativi di questi romanzi ci sono Orgoglio e pregiudizio (1813) della scrittrice britannica Jane Austen (1775-1817) e Jane Eyre (1847) di Charlotte Brontë (1816-1855). Il primo racconta le vicende di Elizabeth Bennet, giovane acuta e ribelle, che attraverso una serie di prove riesce a svincolarsi dalle logiche perbeniste della società in cui vive, che per lei vorrebbe solo un matrimonio vantaggioso e socialmente rispettabile. Il secondo racconta invece la storia, scritta in forma autobiografica, di una bambina orfana che grazie alla sua forza e alla sua decisione riesce prima a crearsi una professione come insegnante e poi a sposare, contro ogni pregiudizio sociale, l’uomo di cui è innamorata.

 

Il Novecento e l'influenza della psicanalisi

Il XX secolo vede il romanzo di formazione adattare forme e temi a due importanti fattori: da una parte il fondamentale influsso della psicanalisi, che sondava le motivazioni più remote alla base dei comportamenti e delle azioni delle persone; dall’altra l’impatto delle due guerre mondiali, all’origine di traumi personali e di profondi mutamenti sociali. Alienazione e smarrimento caratterizzano i percorsi di formazione novecenteschi, inseriti in una realtà in cui è sempre più difficile riconoscere un senso e in cui le relazioni personali e il rapporto con la collettività appaiono definitivamente compromessi.
Tra le opere più significative ricordiamo Dedalus (1916) dello scrittore irlandese James Joyce (1882-1941), che ricostruisce le vicende del protagonista dall’infanzia fino alla partenza per Parigi per realizzare il suo sogno di diventare scrittore; Siddharta (1922), del tedesco Hermann Hesse (1877-1962), una rivisitazione della biografia di Siddharta Gautama, ovvero Buddha (VI-V secolo a. C.), di cui si seguono le vicende alla ricerca dell’autentica felicità; Il giovane Holden (1951) di Jerome David Salinger (1919-2010), che racconta la ribellione del giovane studente Holden alla società falsa degli adulti, dalla quale si sente emarginato; L’isola di Arturo (1957) di Elsa Morante (1912-1985), in cui si ripercorrono l’infanzia e l’adolescenza di Arturo sull’isola di Procida negli anni Trenta; Una vita violenta (1959) di Pier Paolo Pasolini (1922-1975), che si concentra sulla difficoltà di crescere nella miseria delle borgate nel dopoguerra.

 

La narrativa di formazione contemporanea

Anche alla fine del Novecento e nei primi anni Duemila la narrativa di formazione ha continuato a essere un genere molto prolifico e continua a esserlo tuttora.
Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta si collocano i due romanzi generazionali Due di due (1989) di Andrea De Carlo (1952) e Jack Frusciante è uscito dal gruppo (1994) di Enrico Brizzi (1974). Se il primo racconta dell’amicizia tra Guido e Mario, studenti di un liceo milanese durante le rivoluzioni del Sessantotto, il secondo ruota intorno al passaggio dalla tardo-adolescenza all’età adulta di Alex, studente di un liceo bolognese degli anni Novanta, alle prese con la ribellione agli schemi imposti dalla società alto-borghese in cui vive e con i primi innamoramenti.
Sono invece degli anni Duemila i romanzi di Niccolò Ammaniti (1966) Io non ho paura (2001) e Io e te (2010) e il romanzo di André Aciman (1951) Chiamami col tuo nome (2007), dal quale è stata tratta una pellicola di successo nel 2018.

 

Quali sono le caratteristiche della narrativa di formazione?

Sebbene, come abbiamo già accennato, l’elemento della “formazione” sia una chiave di interpretazione presente in testi di genere differente, le caratteristiche formali e contenutistiche del romanzo di formazione vero e proprio sono chiaramente delineate.

  • L’ambientazione è realistica, per favorire l’identificazione di chi legge. Dalla New York rappresentata ne Il giovane Holden al Mississippi di Huckelberry Finn, dalla Francia tratteggiata nei romanzi di Stendhal all’Inghilterra di Dickens, il contesto è assolutamente verosimile e spesso arricchito da precisi riferimenti storico-geografici.
  • I protagonisti e le protagoniste sono giovani alle prese con un processo di crescita che è sia di formazione sia anagrafico. Pensiamo a David Copperfield o a Jane Eyre, di cui si segue il percorso evolutivo dall’infanzia all’età adulta. Si tratta di personaggi a tutto tondo e dinamici, perché sulla loro analisi psicologica e caratteriale e sul loro cambiamento si impernia l’intero genere. Di solito vengono tratteggiati/e positivamente, e anche quando commettono errori o perdono la direzione finiscono poi per avere la meglio grazie alle loro qualità e alla fortuna. Come abbiamo visto, esistono tuttavia eccezioni a questa caratterizzazione positiva, veri e propri antieroi, sbandati e disorientati o portatori di valori sbagliati fino in fondo, come il Julien Sorel de Il Rosso e il Nero di Stendhal.
  • La voce narrante, specie nei racconti di formazione classici, può essere esterna e palese; chi narra assume un punto di vista “dall’alto” e ha talvolta un atteggiamento bonariamente ironico nei confronti delle ingenuità dei suoi protagonisti e delle sue protagoniste. Più frequentemente, nelle opere contemporanee, è interna e coincide con quella del protagonista, adottandone il punto di vista e il linguaggio, come nel caso di Holden.
  • Lo scopo della narrazione è al contempo di intrattenimento ed educativo; a questo aspetto si ricollegano i temi più frequentemente affrontati nel genere, che vanno dalle situazioni familiari e sentimentali a quelle lavorative e sociali, che consentono l’immedesimazione di chi legge. Soprattutto negli anni Duemila il genere di formazione è tra i più frequentati dai giovani lettori e dalle giovani lettrici, che desiderano potersi appassionare alle avventure dei personaggi, spesso per trarne delle coordinate di sopravvivenza.

Metti bene a fuoco i concetti fondamentali del genere con il video Il romanzo di formazione in 4 passi, poi mettiti alla prova con il test interattivo.

Durata dell'attività: 10 minuti

Per l'insegnante: è possibile modificare il Modulo e condividerlo nelle proprie Classroom. Clicca qui per prelevare il Modulo e copiarlo nel tuo Drive >> 

 

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